Prende il via il Progetto “Genitorialità. Welfare aziendale e di Comunità”

Non è mai stato impossibile per i padri partecipare attivamente alla vita dei figli. È stato reso difficile da un sistema patriarcale che ha separato i ruoli, confinando la cura nello spazio domestico femminile e riservando agli uomini il potere pubblico, economico e decisionale.
In questa divisione ingiusta, le donne hanno portato per secoli il peso della cura senza riconoscimento, senza retribuzione, senza possibilità di scelta. Il lavoro di cura non è mai stato neutro: è stato assegnato.

General Mutua è partner, assieme ad altre realtà del Terzo Settore, del progetto promosso dal Comune di Valsamoggia per la promozione del welfare aziendale e la valorizzazione della paternità attiva come leva strategica di benessere e inclusione sociale; l’iniziativa si ispira agli obiettivi dell’Agenda 2030 e alle recenti direttive europee sulla conciliazione vita – lavoro.

La partecipazione attiva di General Mutua – afferma il Presidente Emanuele Monaci – a progetti di rete assieme ai Comuni e ad altri soggetti del Terzo Settore rappresenta per la nostra realtà una leva strategica per rendere sempre più efficace il legame della Mutua con il territorio e con le imprese.

Il tema del welfare aziendale e la conciliazione dei tempi di vita e lavoro non solo devono essere un elemento di attenzione per le imprese ma rappresentano per General Mutua una dimensione strategica per perseguire la sua mission principale: la promozione del benessere delle persone.”

Il progetto prevede una serie di interventi integrati, rivolti sia alle famiglie che alle imprese del territorio:

Percorsi formativi gratuiti per padri, organizzati per fasce d’età dei figli (0–3, 4–11, 12–17 anni);

Workshop di coppia e incontri di comunità per promuovere una comunicazione paritaria in famiglia;

Tavolo HR interaziendale per valorizzare il ruolo dei padri nel contesto lavorativo e promuovere misure di welfare aziendale innovative;

Seminari tematici organizzati sia in spazi pubblici aperti alla cittadinanza, sia all’interno delle imprese, riconoscendo a queste ultime un ruolo chiave nel promuovere percorsi educativi rivolti ai lavoratori-padri e nel sostenere un nuovo approccio alla genitorialità maschile;

Campagne di comunicazione e storytelling digitali (pillole video, toolkit, materiali divulgativi) per amplificare la portata del progetto e diffondere buone pratiche.

Le attività di formazione vere e proprie avranno inizio nei primi mesi del 2026.

Sostenere la paternità attiva significa dunque non solo migliorare il benessere delle famiglie, ma anche concorrere alla costruzione di un sistema educativo, sociale ed economico più equo, sostenibile e generativo.

È un cambiamento doveroso proiettato al futuro, la cultura della cura sta lentamente ridisegnando il ruolo dei padri all’interno delle famiglie, ma anche il modo in cui pensiamo e costruiamo i servizi educativi e di welfare.