Disturbo da stress post-traumatico (Ptsd): efficace la terapia a luce blu

02 NOV – Un trattamento non farmacologico e non invasivo si propone come nuova soluzione terapeutica per le persone con sintomi gravi di disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

i tratta della terapia a luce blu, oggetto di studio pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience da un team dell’University of Arizona College of Medicine, guidato da William Killgore.

Il team americano ha condotto una valutazione della terapia con esposizione, di giorno, alla luce blu di individui con livelli significativamente alti di sintomi associati a PTSD. L’obiettivo dello studio era quello di capire se la terapia con luce blu potesse migliorare il sonno e i sintomi legati allo stress.

I 43 partecipanti sono stati esposti al mattino a 30 minuti di luce blu per sei settimane, mentre il gruppo di controllo, 39 persone, è stato esposto a luce ambrata brillante.
Dai risultati è emerso che chi riceveva la terapia con luce blu non solo dimostrava un miglioramento significativo della gravità dei sintomi del PTSD, ma riferiva anche un miglioramento a livello di sonno e mostrava un aumento dell’estinzione delle memorie che innescano il disturbo.

Di contro, i partecipanti che ricevevano la terapia con luce ambrata brillante non mostravano gli stessi effetti, soprattutto a livello di memoria, e subivano piuttosto un ritorno dei ricordi originari della paura. “Il trattamento a luce blu fatto al mattino migliora il sonno, la gravità dei sintomi e la ritenzione di paura di estinzione della memoria nel disturbo di stress post traumatico”, conclude William Killgore, primo autore dello studio.

Covid. Resta obbligo mascherine negli ospedali fino al 31 dicembre. Schillaci proroga ordinanza

Dopo aver ascoltato gli esperti il Ministro della Salute ha deciso di prorogare fino a fine anno l’ordinanza fatta dal suo predecessore Speranza che obbliga chiunque entri in una struttura sanitaria a indossare la mascherina. Se sul bollettino dei dati, gli obbligo vaccinali per i professionisti sanitari e le multe per gli over 50 no vax il Governo ha deciso di allentare le misure per quanto riguarda invece le mascherine nelle strutture sanitarie l’intenzione è quella di mantenere l’obbligo.
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci ha deciso di prorogare di altri due mesi (fino al 31 dicembre) l’ordinanza fatta dal suo predecessore Speranza che obbliga chiunque entri in una struttura sanitaria a indossare la mascherina.
“Confermiamo l’uso delle mascherine negli ospedali perché anche qui ho letto di notizie di ogni genere che però non corrispondevano alla verità”, ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa.

Covid. Dal 1° novembre niente più obbligo di vaccinazione per i sanitari

31 OTT – Stop anticipato all’obbligo vaccinale contro il Covid per gli operatori sanitari. Non si dovrà più attendere il prossimo 31 dicembre ma già dal 1 novembre cesserà ogni obbligo. A partire da domani potranno quindi essere reintegrati quegli operatori che hanno deciso di non vaccinarsi contro il Sars-Cov-2.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto.
Il testo va a modificare quanto disciplinato dal decreto legge n. 44 del 2021 che prevedeva un obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, nelle parafarmacie e negli studi professionali, “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”, fissando un termine ultimo al 31 dicembre 2022.
Il governo decide quindi di anticipare questa scadenza per far così fronte al problema della carenza di personale sanitario.
“La decisione di anticipare la fine dell’obbligo ci consente di prendere 4mila persone che sono ferme in un sistema sanitario che ha già enorme problema di organico e di rimetterle al lavoro”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni in conferenza stampa.

Farmaci, l’allarme dell’Oms: dal Sud Est Asiatico antiepatite contraffatti

Il mercato della contraffazione ha purtroppo un nuovo bersaglio: i farmaci innovativi ad alto costo.

L’Oms definisce come contraffatto quel farmaco la cui etichettatura è stata deliberatamente e fraudolentemente preparata con informazioni ingannevoli circa il contenuto o l’origine del prodotto. Il fenomeno purtroppo nell’ultimo decennio si è diffuso sempre di più, e ha ormai raggiunto proporzioni tali da rappresentare un grave problema per la salute, oltre che un ingente danno economico. E’ molto diffuso nei Paesi in via di sviluppo a causa delle insufficienti risorse umane e finanziarie e di una legislazione debole relativa alla produzione, distribuzione e importazione dei medicinali.
Se prima però riguardava soprattutto prodotti come quelli contro le disfunzioni erettili o gli steroidi anabolizzanti, ultimamente ha fatto un pericoloso salto di qualità. L’allarme è stato lanciato dall’Oms, che ha diramato un comunicato di allerta relativo alla circolazione, nel Sud Est Asiatico, di farmaci contro l’epatite C contraffatti. L’Agenzia italiana del farmaco ha subito confermato, trasmettendo una nota: “Prodotti contraffatti simili ai farmaci salvavita maggiormente richiesti, come antitumorali o farmaci per la cura dell’epatite C, vengono immessi sul mercato attraverso canali non controllati”. Come ha sottolineato l’Aifa, si tratta spesso di medicinali che non contengono ingredienti attivi o che hanno ingredienti attivi differenti, presenti in qualità o quantità diverse da quelle indicate, a volte del tutto inefficaci o ancor più pericolosi, perché contaminati con sostanze tossiche. Di questi prodotti non è in alcun modo possibile garantire la qualità, la sicurezza e l’efficacia poiché, nella maggioranza dei casi, è impossibile identificare da dove provengano, chi li produca, in che modo e con quali ingredienti.
L’Ocse, nel rapporto “Illicit trade: convergence of criminal networks” diffuso lo scorso gennaio, ha sottolineato che il mercato dei medicinali contraffatti vale 200 miliardi di dollari l’anno. L’organizzazione ha citato il Pharmaceutical Security Institute, secondo il quale, se nel 2002 si erano registrati 196 eventi criminosi legati alla contraffazione, al commercio illegale o al furto di farmaci, nel 2014 il numero è salito a 2.177. E’ chiaro che, trattandosi di un’attività “sotterranea” i dati relativi al fenomeno sono da considerarsi indicativi. Per quanto riguarda la tipologia di prodotti contraffatti, il 32% dei farmaci “taroccati” non contiene principio attivo; il 20% ne contiene quantità non corrette; il 21,4% è composto da ingredienti sbagliati; il 15,6% ha corrette quantità di principi attivi ma un packaging falso; l’8,5% contiene alti livelli di impurità e contaminanti. In buona parte, si comprano su internet: oggi più della metà delle vendite online riguarderebbe medicine contraffatte. Dal 2005 ad oggi, i sequestri di medicinali contraffatti sono aumentati del 400%. Solo nel 2008 sono state rintracciate nell’Unione Europea 38 milioni di pillole false.
Per quanto riguarda gli antiepatite contraffatti, l’Oms ha chiesto a tutte le autorità regolatorie nazionali la massima attenzione e sorveglianza. L’allarme riguarda i “farmaci gioiello” per l’epatite C, che fanno anche parte della lista Oms dei farmaci essenziali: Sofosbuvir 400mg + Ledipasvir 90mg e Daclatasvir 60mg, venduti con diversi nomi commerciali.
L’Oms è stata allertata nel febbraio di quest’anno da una Ong locale con base in Myanmar, che aveva identificato la versione contraffatta dei medicinali Ledso e Dakavir, due prodotti che riportavano quale produttore la Pharco Corporation, con sede ad Alessandria d’Egitto. La Pharco Corporation ha però dichiarato di non produrre medicinali contenenti la combinazione Sofosbuvir 400mg + Ledipasvir 90mg, di non produrre nessun prodotto con il nome Ledso o Dakavir e di non produrre attualmente Daclatasvir 60mg. Per ora non sono state segnalate reazioni avverse gravi, ma ovviamente l’Oms raccomanda a tutti coloro che dovessero aver assunto uno di questi “farmaci”, o che dovessero manifestare una qualsiasi reazione avversa dopo l’assunzione, di “rivolgersi immediatamente a un operatore sanitario qualificato e di riferire l’episodio alle autorità sanitarie e regolatorie del proprio Paese e al locale centro di Farmacovigilanza”. Allo sesso modo, se qualcuno dovesse essere in possesso di uno di questi prodotti, non solo non deve assumerli per nessuna ragione, ma deve contattare il prima possibile un professionista sanitario e riferire l’episodio alle autorità.
L’Oms, infine, ha invitato tutti gli Stati e tutte e autorità sanitarie a vigilare il più possibile e con la massima attenzione sulle catene di approvvigionamento dei Paesi che possono essere interessati dal traffico di prodotti contraffatti. L’attività di vigilanza dovrebbe includere ospedali, cliniche, farmacie e ogni altro fornitore di medicinali.
Tra le altre iniziative per cercare di arginare il fenomeno, pochi mesi fa l’Unione Europea ha approvato una direttiva per evitare che medicinali falsificati possano entrare nella catena di distribuzione legale. In Italia il regolamento delegato che dà inizio all’attuazione è stato pubblicato in GU lo scorso 9 febbraio. Lo scopo è impedire l’ingresso di farmaci contraffatti nella filiera farmaceutica legale grazie ad un sistema di rintracciabilità del medicinale lungo tutta la catena di distribuzione. Codice di identificazione e imballaggio consentiranno di assicurare che la confezione del farmaco non è stata manomessa dalla sua uscita dalla fabbrica. La legge pone inoltre precise regole sulle vendite dei farmaci attraverso internet.

FUMO, ECCO LE NUOVE DISPOSIZIONI IN VIGORE

Fumo, dal 2 febbraio sono molte le novità, dalle foto choc sui pacchetti al divieto di fumare in auto in presenza di minori e donne incinta

Il 2016 si apre con importanti novità per la lotta al fumo. È entrato infatti in vigore, lo scorso 2 febbraio, il Decreto Lgs. n. 6 del 12 gennaio, un passo ulteriore per la lotta al tabagismo. Certo, i fumatori, ancora tantissimi nel nostro Paese, non potranno essere contenti: sono tantissimi i nuovi divieti, come anche iniziative volte a dissuadere anche i più assidui tabagisti. Si tratta, dopo la legge 3 del 16 gennaio 2003 (art. 51) “Tutela della salute dei non fumatori”, del principale intervento normativo in materia di tabacco degli ultimi anni. È un provvedimento che segue coerentemente la linea della Convenzione quadro OMS per il controllo del tabacco approvata nel 2005 e diventata legge in Italia nel 2008. “La legge Sirchia contro il fumo è stata fondamentale, ha segnato un cambio di cultura nel nostro paese”, ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, intervenuta a “Radio Anch’io” alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove norme. “A quel tempo – ha aggiunto – per i giovani fumare era diventato poco di moda. Oggi purtroppo non è così. Si è ripreso a fumare e dobbiamo intervenire”. Lo scorso settembre, il ministero aveva lanciato una nuova campagna contro il fumo, battezzata con il titolo “Ma che sei scemo?”.
In Italia, secondo gli ultimi dati su 52,3 milioni di abitanti con età superiore ai 14 anni, i fumatori sono circa 10,3 milioni (19.5%) di cui 6.2 milioni di uomini (24.5%) e 4,1 milioni di donne (14.8%).
Nel nostro Paese il fumo attivo rimane la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile, anche se, negli ultimi 50 anni, c’è stata una graduale diminuzione dei fumatori. Secondo i dati presentati lo scorso settembre dal ministero della Salute, si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco in Italia dalle 70mila alle 83mila morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età. Una delle principali patologie legate al fumo è il carcinoma polmonare: nel nostro Paese, mortalità e incidenza sono in calo tra gli uomini ma in aumento tra le donne, per le quali questa patologia ha superato abbondantemente il tumore allo stomaco, ed è diventata la terza causa di morte per neoplasia, dopo il tumore al seno e al colon-retto.
Grazie all’entrata in vigore della legge Sirchia, secondo i dati dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams), in Italia negli ultimi 10 anni, periodo 2004-2013, il mercato delle sigarette si è ridotto di circa il 25%.
Il nuovo provvedimento recepisce la Direttiva europea 2014/40/UE sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati. La Direttiva 2014/40/UE abroga la Direttiva 2001/37/CE (recepita con Decreto Lgs. n.184 del 24 giugno 2003) e si propone di garantire un elevato livello di protezione della salute con maggiori restrizioni e avvertenze per dissuadere i consumatori (in particolare i giovani) dall’acquisto e dal consumo di sigarette, o più in generale, di prodotti a base di tabacco e nicotina. Si tratta, ha commentato Lorenzin, di “un evento importante per la lotta al tabagismo, che rappresenta un ulteriore passo nella direzione di una sempre più efficace protezione dei cittadini dai gravissimi danni alla salute causati dal consumo di prodotti del tabacco e dall’esposizione al fumo passivo”.
Per Mutua Basis Assistance, società di mutuo soccorso leader nel settore della sanità integrativa, il diritto alla salute è il valore principale. La salute dell’individuo e la sua capacità di vivere nel proprio contesto sociale passano da un stile di vita sano e dal benessere psico-fisico perché “la salute è una dimensione essenziale del benessere individuale. Crediamo che un mondo libero dal fumo rappresenti un diritto e un notevole vantaggio per la salute di tutti. Il fumo di sigaretta, come è noto, è uno degli agenti cancerogeni più pericolosi che ci siano ed è responsabile ancora oggi di quasi tutti i decessi che avvengono per tumore al polmone. Per questo sosteniamo con forza le campagne antifumo.

Ecco le principali novità contente nel decreto, in vigore dal 2 febbraio scorso:
  • Sui pacchetti di sigarette, tabacco da arrotolare e tabacco per pipa ad acqua vengono introdotte delle “avvertenze combinate” di testo e immagini relative alla salute, il tutto corredato dal numero di telefono verde contro il fumo (800.554.088).
  • Si introduce il divieto di additivi che rendono più “attrattivo” e “più nocivo” il prodotto del tabacco, come la caffeina, vitamine, coloranti delle emissioni, o additivi che facilitino l’inalazione o l’assorbimento di nicotina e che abbiano proprietà cancerogene, mutageniche o tossiche.
  • Si aboliscono i pacchetti da 10 sigarette e le confezioni di tabacco da arrotolare che contengono meno di 30 grammi di tabacco.
  • E’ vietato utilizzare nell’etichettatura elementi promozionali e fuorvianti, come riferimenti a benefici per la salute o per lo stile di vita, ma anche ad un gusto.
  • E’ vietato scrivere sulle etichette informazioni relative al contenuto di catrame, nicotina o monossido di carbonio, ritenute ingannevoli per il consumatore che, confrontando più prodotti, tende a preferire quello con minori quantità di tali sostanze, pensando che sia meno dannoso.
  • Si introduce il divieto di inserire nelle sigarette e nel tabacco da arrotolare “aromi caratterizzanti”, cioè odori o gusti chiaramente distinguibili, dovuti a un additivo o a una combinazione di additivi, come, ad esempio, frutta, spezie o erbe.
  • E’ vietato vendere a distanza transfrontaliera (on line) ai consumatori di prodotti del tabacco, sigarette elettroniche e contenitori di liquido di ricarica con presenza di nicotina.

Il Ministero della Salute, oltre a queste disposizioni previste dalla Direttiva europea, ha introdotto ulteriori norme, coerenti con l’obiettivo di proteggere il più possibile i minori, “anche favorendo la denormalizzazione del fumo per ridurre l’accettabilità sociale di tale comportamento”:

  • È vietato fumare in macchina, alla presenza di minori e donne incinta.
  • I minori non potranno acquistare prodotti del tabacco di nuova generazione. Vengono inoltre inasprite le sanzioni per la vendita e somministrazione di prodotti del tabacco, sigarette elettroniche e prodotti di nuova generazione ai minorenni.
  • Non si può fumare nelle pertinenze esterne degli ospedali e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pediatrici, nelle pertinenze esterne dei reparti pediatrici, ginecologici, di ostetricia e neonatologia.
  • Si introduce l’obbligo di verifica dei distributori automatici, possibilmente al momento dell’istallazione e comunque periodicamente, per controllare il corretto funzionamento dei sistemi automatici di rilevamento dell’età dell’acquirente.

Si prevedono inoltre provvedimenti specifici per le sigarette elettroniche, che non potranno essere comprate dai minori, come peraltro già previsto da una circolare del Ministero. Si introducono poi requisiti di sicurezza per le sigarette elettroniche e i contenitori di liquido di ricarica contenenti nicotina, a prova di bambino e di manomissione, corredati da un “foglietto illustrativo”, contenente istruzioni d’uso, controindicazioni, e informazioni su eventuali effetti nocivi.
Le norme commerciali che riguardano le confezioni di sigarette e i tabaccai hanno la dead line a maggio, per consentire ai produttori di ottemperare, mentre tutte le altre norme sono già in vigore. E c’è anche a la maxi multa per chi getta mozziconi per terra: con l’entrata in vigore del collegato ambientale alla legge di stabilità, il ddl green economy, scattano anche le nuove norme che vietano “l’abbandono sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi” di mozziconi di sigarette e rifiuti di piccolissime dimensioni. Sarà compito dei comuni installare appositi raccoglitori nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione, ma la multa, in caso di violazione, va dai 30 ai 150 euro, ed è aumentata fino al doppio in caso di abbandono dei rifiuti di prodotti da fumo.
Ma l’azione del governo non si ferma qua. Il ministero ha infatti annunciato ulteriori provvedimenti in materia anti-fumo per i prossimi mesi.

“Il prossimo futuro vedrà impegnato il ministero della Salute su più fronti”. In primis, “attiverà il monitoraggio dell’applicazione e la valutazione dell’impatto del nuovo decreto sulla popolazione, attraverso un progetto coordinato dall’Istituto superiore di sanità”. Seguirà poi “l’attuazione del Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 che tutte le Regioni sono pronte a sviluppare sul territorio”. Tra gli obiettivi da conseguire, il Piano prevede la riduzione della prevalenza dei fumatori di almeno il 10% entro il 2018, e “il miglioramento/consolidamento della tutela dei non fumatori dal fumo passivo, con l’incremento almeno del 5% dei valori del rispetto della legge nei luoghi di lavoro”. Così l’Italia contribuirà al raggiungimento dell’obiettivo della riduzione di un ulteriore 30% della prevalenza dei fumatori entro il 2025, previsto dal Piano d’azione globale per la prevenzione della malattie croniche dell’Oms. A sostegno del Piano di prevenzione, il ministero “sarà impegnato a favorire un’azione più incisiva e coordinata da parte di tutti gli operatori sanitari, a partire dai medici di medicina generale e dai pediatri, per prevenire e controllare il tabagismo”. Saranno coinvolte anche le altre Amministrazioni, che dovrebbero individuare, nel proprio ambito di competenza, soluzioni volte alla riduzione della domanda e dell’offerta. Infine, “dovrebbe essere effettuata una riflessione sulla modifica delle politiche fiscali e dei prezzi dei tabacchi, affinché gli interventi in questo ambito siano prioritariamente finalizzati alla riduzione dei consumi e non solo a garantire il gettito, sulla individuazione di alternative alla coltivazione del tabacco, sulla eliminazione di qualsiasi forma di pubblicizzazione”.

Responsabilità professionale, via libera della Camera al ddl Gelli

Il disegno di legge è stato approvato dalla Camera con 307 sì, ora tocca al Senato dare il via libera al provvedimento sulla responsabilità professionale del personale sanitario
 
Il 28 gennaio 2016 la Camera dei deputati ha dato il via libera al ddl Gelli, il provvedimento sulla responsabilità professionale del personale sanitario. I voti a favore sono stati 307, quelli contrari 84 (Sinistra Italiana e M5S). Mutua Mba, la più grande mutua sanitaria italiana per numero di soci, ha tra i suoi obiettivi quello di garantire una completa e corretta informazione. Vediamo quindi di che cosa si tratta.
Si tratta di un provvedimento di grande rilevanza per il settore della sanità, anche perché è atteso da diversi anni. Curioso il fatto che, per una volta, sia il frutto di diversi disegni di legge di origine parlamentare, non un decreto-legge del governo.
Il testo disciplina i temi della sicurezza delle cure e del rischio sanitario, della responsabilità dell’esercente della professione sanitaria e della struttura sanitaria pubblica o privata, le modalità e caratteristiche dei procedimenti giudiziari sulla responsabilità sanitaria, l’obbligo di assicurazione e l’istituzione del Fondo di garanzia per i soggetti danneggiati da responsabilità sanitaria.
Il relatore Gelli, ha spiegato l’obiettivo del provvedimento presentandolo all’Aula, è “quello di garantire la sicurezza delle cure come parte costitutiva del diritto alla salute”. E farlo attraverso “due punti cardine, che sono l’elemento centrale del nostro provvedimento: aumentare le garanzie e le tutele per gli esercenti la professione sanitaria, un termine che abbiamo utilizzato per comprendere non solo i medici, ma anche gli altri operatori sanitari che lavorano nel mondo della sanità, ma nello stesso tempo assicurare ai pazienti la possibilità di essere risarciti in tempi più rapidi e soprattutto certi, a fronte di danni sanitari eventualmente subiti nel corso del loro ricovero o della loro interfaccia a quel sistema”, ha aggiunto.
Negli ultimi anni c’è stato un netto aumento delle denunce connesse alla malpractice, o malasanità. Questo ha portato non solo ad un aumento dei costi delle compagnie di assicurazione per gli operatori e per le strutture sanitarie, ma soprattutto ad un aumento della cosiddetta medicina difensiva, i cui costi sono divenuti insostenibili per un sistema di welfare come in nostro, ed anche ad azioni legali da parte di pazienti, pilotati da un nugolo di avvocati in cerca di clienti. Infatti pur di avere l’incarico dal paziente accettano di fornire il loro intervento senza anticipo, a percentuale, sulla somma che le assicurazioni prima o poi verseranno. Inoltre potrà servire per liberare i tribunali da un carico di lavoro notevole. In particolare è uno stop a procedimenti penali molto lunghi, che solitamente nel 90% ed oltre dei casi sfociano  in una assoluzione per i medici coinvolti.
Un tema complesso, che necessita di una adeguata risposta normativa. Una prima risposta è arrivata oggi da Montecitorio, anche se il cammino è ancora lungo.
“Questo provvedimento permetterà finalmente di dare il giusto equilibrio nel rapporto medico-paziente dopo oltre 15 anni di attesa. Sono molto soddisfatto del testo approvato e del lavoro svolto dall’Aula. Con gli emendamenti approvati siamo riusciti a migliorare un testo già molto buono nel suo impianto”, ha dichiarato Gelli.
“Il provvedimento, finalmente in linea con quanto già avviene in altri Paesi europei, ci permette di aumentare garanzie e tutele per gli operatori delle professioni sanitarie e nello stesso tempo assicurare ai pazienti la possibilità di essere risarciti in tempi brevi e certi per gli eventuali danni subiti. Non si tratta assolutamente di un provvedimento sbilanciato a favore dei professionisti ma tende a ricostituire un nuovo equilibrio nel rapporto tra medico e paziente. Questa legge risponderà a due problematiche come la mole del contenzioso medico legale, che ha causato un aumento sostanziale del costo delle assicurazioni per professionisti e strutture sanitarie, e il fenomeno della medicina difensiva che ha prodotto un uso inappropriato delle risorse destinate alla sanità pubblica”.
Grande entusiasmo anche da parte del ministro Lorenzin, che ha commentato così la notizia dell’approvazione del provvedimento:
“E’ un risultato storico, una svolta nella lotta alla medicina difensiva perché assicura  l’equilibrio tra la tutele dei medici, che hanno bisogno di svolgere il loro delicato compito in serenità, e il diritto dei cittadini dinanzi ai casi di malasanità. Il testo approvato dai parlamentari, che si è giovato del prezioso contributo della Commissione ministeriale, da me fortemente voluta e presieduta dal Prof. Alpa, cambia la responsabilità del medico sia da un punto di vista penale, poiché il medico non sarà più responsabile neppure per colpa grave se rispetta le linee guida , che civile, prevedendosi la natura extracontrattuale della responsabilità dei medici non liberi professionisti con conseguente inversione dell’onere della prova e dimezzamento del termine di prescrizione; viene, inoltre, introdotta l’azione diretta nei confronti dell’assicurazione; il tentativo obbligatorio di conciliazione pone un freno al proliferare dei contenziosi giudiziari; viene limitata, da un punto di vista della quantificazione, l’azione di rivalsa della struttura sanitaria nei confronti del medico; viene creato un fondo di garanzia per le vittime di malasanità”.
“Abbiamo dunque mantenuto l’impegno assunto nei confronti dei medici, grazie a un provvedimento equilibrato che consentirà loro di lavorare con maggiore serenità senza, tuttavia, pregiudicare i pazienti, che vedono comunque tutelati in modo chiaro e diretto i loro diritti”, ha concluso il ministro.
Il disegno di legge, durante l’esame in Aula, ha subito alcune modifiche rispetto al testo licenziato dalla Commissione. La principale innovazione portata dal provvedimento è che il medico o l’operatore sanitario, la cui imperizia determini la morte o la lesione personale dell’assistito, risponderà solo per colpa grave, che è esclusa quando, salvo le rilevanti specificità del caso concreto, sono rispettate le buone pratiche cliniche assistenziali e le raccomandazioni previste da linee guida. Per quanto riguarda la responsabilità civile, non sarà il medico a dover dimostrare di aver agito correttamente, ma il paziente a dover provare che ha sbagliato. In compenso, la durata della prescrizione è dimezzata: da 10 a 5 anni.
Le linee guida saranno inserite nel sistema nazionale linee guida e pubblicate sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità che ricoprirà così un ruolo centrale. Grazie ai nuovi emendamenti approvati, i verbali e gli atti conseguenti l’attività di gestione del rischio clinico non potranno essere acquisiti o utilizzati nell’ambito dei procedimenti giudiziali. L’azione di rivalsa nei confronti dell’esercente la professione sanitaria potrà avvenire solo per dolo e colpa grave. La responsabilità extracontrattuale ci sarà anche per i medici di famiglia e viene escluso l’intervento della Corte dei Conti nell’azione di rivalsa. La norma si estende anche alla strutture socio-sanitarie.
Per quel che riguarda le polizze assicurative delle strutture sanitarie, l’individuazione dei requisiti minimi e delle caratteristiche di garanzia viene rimandata ad un apposito decreto del Ministero dello sviluppo economico. I requisiti dovranno essere individuati anche per le forme di autoassicurazione e per le altre analoghe misure di assunzione diretta del rischio. Viene inoltre confermato il tetto massimo di 3 annualità lorde per agevolare la stipula di assicurazioni a prezzi calmierati.
Viene prevista l’obbligatorietà di assicurazione per tutte le strutture pubbliche e private e arriva un rafforzamento della obbligatorietà della conciliazione, in modo da alleggerire il carico giudiziario ma anche a beneficio del danneggiato e del professionista, che potranno chiarire le loro rispettive posizioni senza dovere avviare un contenzioso legale.  Il soggetto danneggiato potrà esercitare una azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazione della struttura sanitaria o dell’assicurazione del libero professionista;  si attiva un Fondo di garanzia per le vittime di mala sanità e nasce l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza nella sanità presso l’Agenas, che acquisisce i dati regionali sugli errori sanitari e sulle cause in corso, che confluiranno in una relazione annuale che il ministero invierà alle Camere. Infine, il provvedimento si occupa della nomina di consulenti tecnici d’ufficio, dei consulenti tecnici di parte e dei periti nei giudizi di responsabilità sanitaria, fissando per i periti paletti certi rispetto alla competenza e all’esperienza richiesta.
Il ddl Gelli però non piace a tutti. “Il ddl #salvamedici e’ stato approvato dai parlamentari. La frittata è fatta: si salvi chi può. I medici avranno la licenza di uccidere e ne usciranno immacolati, ha commentato Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell’associazione Codici. “Traducendo le parole pronunciate dal ministro Lorenzin, il medico non sarà più responsabile penalmente… E chi stabilisce le linee guida da lui osservate?”, ha aggiunto.
Il testo ora va al Senato, sicuramente ci saranno ulteriori modifiche. To be continued…